Introduzione
Un’azienda può sospettare che un dipendente, un ex dipendente, un collaboratore, un amministratore di sistema o un consulente esterno abbia:
- copiato documenti riservati su una chiavetta USB;
- scaricato file da SharePoint, OneDrive o Google Drive;
- inviato allegati a un indirizzo email personale;
- creato archivi ZIP o 7z prima delle dimissioni;
- sincronizzato cartelle aziendali con un cloud personale;
- trasferito sorgenti software verso un repository esterno;
- esportato clienti, contatti o ordini da un gestionale;
- stampato documenti;
- utilizzato un telefono collegato via USB;
- cancellato file, cronologie o log per ridurre le tracce;
- continuato ad accedere ai sistemi dopo la cessazione del rapporto.
L’espressione “dipendente infedele” è frequentemente utilizzata nelle richieste aziendali e nelle ricerche online, ma non rappresenta una conclusione tecnica.
Il perito informatico non dovrebbe partire dall’assunto che il dipendente abbia commesso un illecito.
Deve invece verificare:
- quali sistemi e account fossero assegnati al soggetto;
- quali attività siano state effettivamente registrate;
- se un dispositivo rimovibile sia stato collegato;
- se un volume sia stato montato e con quale lettera;
- quali file risultino presenti, aperti, selezionati, copiati o cancellati;
- se esista una copia su un supporto, in un cloud o in una casella esterna;
- quale account e quale sessione risultino associati all’attività;
- se l’operazione fosse prevista dalle mansioni o da una procedura autorizzata;
- quali dati siano effettivamente riservati;
- se siano state adottate misure organizzative per mantenerli segreti;
- quali limiti impediscano l’attribuzione personale o la ricostruzione completa.
Il collegamento di una pendrive a un computer aziendale non dimostra, da solo, che siano stati copiati documenti.
L’apertura di una cartella non dimostra che tutti i file contenuti siano stati letti.
Un evento di accesso a un file non dimostra necessariamente che la copia sia stata completata.
La presenza sul dispositivo esterno di un file identico a quello aziendale costituisce un elemento più significativo, ma non dimostra automaticamente:
- chi lo abbia copiato;
- quando sia avvenuta la prima copia;
- per quale finalità;
- se il soggetto fosse autorizzato;
- se il documento sia stato successivamente utilizzato o divulgato.
Analogamente, un download registrato da SharePoint documenta un’azione associata a un account e a una sessione, ma non identifica automaticamente la persona fisica che controllava le credenziali.
Presenza del dispositivo, accesso al file, copia, trasferimento esterno, successivo utilizzo e attribuzione personale sono livelli probatori distinti.
L’indagine deve evitare due errori opposti:
errore accusatorio:
considerare ogni anomalia come prova di sottrazione;
errore riduttivo:
considerare inutile una traccia soltanto perché non è conclusiva da sola.
La corretta perizia informatica aziendale costruisce una ricostruzione mediante la convergenza di:
- file system;
- registro di Windows;
- log dei dispositivi;
- eventi di sicurezza;
- artefatti utente;
- email;
- cloud;
- EDR e DLP;
- firewall e proxy;
- account;
- dispositivi fisici;
- autorizzazioni;
- procedure aziendali;
- contesto organizzativo.
Sintesi operativa
1. formalizzare incarico, quesito e autorizzazioni;
2. coinvolgere legale, HR, DPO e responsabile IT;
3. evitare conclusioni anticipate sul dipendente;
4. verificare se esiste un rischio attivo di ulteriore sottrazione;
5. preservare account, computer, mailbox, cloud e log;
6. documentare ogni misura di contenimento;
7. non cancellare o riconfigurare l’account prima della raccolta;
8. acquisire il computer aziendale con metodo proporzionato;
9. identificare supporti USB e dispositivi portatili;
10. acquisire il supporto esterno, quando disponibile e autorizzato;
11. conservare formato nativo, immagini forensi e hash;
12. analizzare USBSTOR, SetupAPI, MountedDevices e profili utente;
13. verificare eventi PnP, removable storage, EDR e DLP;
14. correlare dispositivo, volume, lettera, utente e intervallo;
15. analizzare MFT, USN Journal, LNK, Jump List e MRU;
16. cercare archivi, cartelle di staging e file temporanei;
17. confrontare file mediante hash e metadati;
18. acquisire email, webmail, browser e servizi cloud;
19. analizzare SharePoint, OneDrive, Google Drive e Dropbox;
20. verificare messaggistica, stampa, screenshot e accessi remoti;
21. costruire una timeline in UTC e ora locale;
22. distinguere attività osservata, deduzione e dichiarazione;
23. valutare mansioni, autorizzazioni e procedure;
24. minimizzare i dati personali non pertinenti;
25. formulare conclusioni proporzionate alle fonti disponibili;
26. indicare sempre lacune e ipotesi alternative;
27. produrre una relazione tecnica riproducibile;
28. conservare gli originali separatamente dalle copie di lavoro.
1. Avvertenza preliminare
Attività esclusivamente autorizzata. Le procedure descritte non consentono accessi a email personali, cloud privati, dispositivi o sessioni di terzi senza consenso o titolo legittimo.
Le procedure descritte devono essere utilizzate esclusivamente:
- su dispositivi di proprietà o legittima disponibilità dell’azienda;
- su account aziendali amministrati legittimamente;
- con un incarico formalizzato;
- con un perimetro definito;
- nel rispetto delle norme applicabili;
- nel rispetto delle informative e delle policy;
- con raccolta proporzionata alla finalità;
- con il coordinamento dei soggetti responsabili.
Non è lecito utilizzare questo capitolo per:
- entrare nell’email personale del dipendente;
- tentare password;
- accedere a cloud privati senza autorizzazione;
- utilizzare cookie o token sottratti;
- installare keylogger;
- installare spyware;
- attivare webcam o microfono;
- creare profili falsi per indurre il dipendente a compiere azioni;
- intercettare comunicazioni private;
- acquisire un telefono personale senza consenso o provvedimento;
- proseguire l’accesso dopo la revoca dell’autorizzazione;
- effettuare una raccolta indiscriminata su tutti i lavoratori.
Il perito informatico non decide:
- se il dipendente debba essere licenziato;
- se una condotta sia disciplinarmente rilevante;
- se esista concorrenza sleale;
- se un’informazione costituisca giuridicamente un segreto commerciale;
- se sia configurabile un reato;
- quale sanzione applicare;
- quale danno economico riconoscere.
Queste valutazioni competono ai soggetti e alle autorità titolari dei rispettivi ruoli.
2. Perché “dipendente infedele” non è una conclusione tecnica
L’espressione viene utilizzata come sintesi operativa, ma può creare un pregiudizio.
Un dipendente può aver copiato file per ragioni legittime:
- lavoro da remoto autorizzato;
- backup;
- trasferimento verso un sistema aziendale;
- consegna a un cliente;
- migrazione;
- attività di supporto;
- utilizzo di una procedura precedente;
- incarico del responsabile;
- necessità di stampa;
- uso di dispositivi ammessi dalla policy.
La stessa attività tecnica può assumere significati diversi.
Esempio:
copia di 2.000 file su USB
può essere:
- una sottrazione;
- un backup autorizzato;
- una consegna;
- una migrazione;
- una raccolta richiesta dal management;
- un errore di sincronizzazione.
Il perito deve pertanto utilizzare formule come:
«L’attività risulta compatibile con una copia di file verso il dispositivo indicato.»
E non:
«Il dipendente ha rubato i file.»
La seconda frase introduce una qualificazione personale e giuridica che può non essere supportata dal solo dato tecnico.
3. Inquadramento giuridico e organizzativo essenziale
3.1 Obbligo di fedeltà
L’articolo 2105 del codice civile disciplina l’obbligo di fedeltà del prestatore di lavoro, comprendendo il divieto di trattare affari in concorrenza con l’imprenditore e di divulgare o utilizzare informazioni aziendali in modo pregiudizievole. L’applicazione concreta deve essere valutata dal legale in relazione a mansioni, contratto, policy e fatti documentati. Normattiva — Codice civile, articolo 2105
3.2 Controlli e strumenti di lavoro
L’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori distingue gli impianti dai quali possa derivare un controllo a distanza dagli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione e dagli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze. L’utilizzabilità delle informazioni raccolte richiede comunque adeguata informazione al lavoratore e rispetto della disciplina sulla protezione dei dati personali. Normattiva — Statuto dei lavoratori
Il fatto che un log sia tecnicamente disponibile non significa quindi che possa essere raccolto e utilizzato senza:
- finalità;
- perimetro;
- trasparenza;
- proporzionalità;
- verifica delle policy;
- confronto con il legale.
3.3 Metadati della posta elettronica
Nel documento di indirizzo del 6 giugno 2024, il Garante ha chiarito che la conservazione ordinaria dei metadati necessari al funzionamento della posta elettronica dovrebbe essere limitata a pochi giorni, indicativamente non oltre ventuno, salvo particolari condizioni documentate. Una conservazione generalizzata più estesa può richiedere le garanzie previste dall’articolo 4, primo comma, dello Statuto dei lavoratori. Il termine orientativo non deve essere interpretato come una durata obbligatoria universale per ogni tipo di log. Garante privacy — metadati della posta elettronica
Anche nel 2026 il Garante ha ribadito che le finalità di sicurezza non eliminano la necessità di:
- determinare una durata proporzionata;
- informare correttamente gli interessati;
- rispettare lo Statuto dei lavoratori;
- documentare le scelte organizzative.
Garante privacy — logging, retention e controlli nel lavoro
3.4 Principi GDPR
L’indagine deve rispettare, tra gli altri:
- liceità;
- correttezza;
- trasparenza;
- limitazione della finalità;
- minimizzazione;
- esattezza;
- limitazione della conservazione;
- sicurezza;
- responsabilizzazione.
La raccolta non dovrebbe essere ampliata “nel caso possa servire”. Deve essere motivata dal quesito e dal rischio concreto. Regolamento UE 2016/679
4. Segreti commerciali e informazioni riservate
Non ogni file aziendale costituisce automaticamente un segreto commerciale.
La disciplina del Codice della proprietà industriale tutela le informazioni aziendali e le esperienze tecnico-industriali che:
- siano segrete;
- abbiano valore economico in quanto segrete;
- siano sottoposte a misure ragionevolmente adeguate a mantenerle segrete.
L’analisi tecnica può documentare le misure adottate, ma la qualificazione giuridica resta affidata al legale e al giudice. Ministero della Giustizia — segreti commerciali
4.1 Misure da verificare
[ ] classificazione documentale;
[ ] cartelle riservate;
[ ] autorizzazioni individuali;
[ ] gruppi Active Directory;
[ ] autenticazione;
[ ] MFA;
[ ] cifratura;
[ ] DLP;
[ ] controllo USB;
[ ] restrizioni di condivisione;
[ ] accordi di riservatezza;
[ ] policy;
[ ] formazione;
[ ] logging;
[ ] watermark;
[ ] tracciamento download;
[ ] procedure di offboarding.
4.2 Perché queste misure sono importanti
Se un file era:
- pubblicamente disponibile;
- accessibile a tutti senza restrizioni;
- mai classificato;
- liberamente condivisibile;
- privo di una gestione riservata;
la valutazione del suo carattere segreto può essere differente da quella relativa a un documento protetto mediante controlli tecnici e organizzativi.
Il perito può scrivere:
«Il documento era collocato nella cartella riservata e accessibile esclusivamente ai gruppi indicati.»
Non dovrebbe scrivere:
«Il documento costituisce certamente un segreto commerciale.»
5. Le domande tecniche corrette
Una richiesta generica come:
«Dimostrare che il dipendente ha rubato i dati.»
deve essere trasformata in quesiti verificabili.
Esempi:
- identificare i dispositivi USB collegati al computer;
- determinare quali volumi risultino montati;
- ricostruire l’intervallo temporale di utilizzo;
- verificare artefatti compatibili con l’accesso a determinati file;
- verificare la presenza di copie su un supporto acquisito;
- confrontare file aziendali e file esterni mediante hash;
- individuare archivi creati prima delle dimissioni;
- verificare download da SharePoint o Google Drive;
- verificare invii verso email esterne;
- verificare upload mediante browser;
- ricostruire l’utilizzo di applicazioni cloud;
- indicare i limiti dell’attribuzione personale.
«L’accertamento è finalizzato alla ricostruzione tecnica delle attività registrate dai sistemi indicati. Non comprende la qualificazione disciplinare, civile o penale della condotta.»
6. Scala dei livelli probatori
Livello 1 — Dispositivo rilevato
Il sistema conserva tracce compatibili con la presenza di un dispositivo.
Non dimostra:
- che sia stato montato correttamente;
- che sia stato aperto;
- che siano stati copiati file;
- chi lo abbia collegato.
Livello 2 — Volume montato
Il dispositivo risulta associato a:
- volume;
- GUID;
- lettera;
- file system;
- sessione utente.
Non dimostra ancora una copia.
Livello 3 — Navigazione o accesso
Artefatti indicano che una cartella o un file risultano selezionati, aperti o richiamati.
Non dimostrano necessariamente una copia.
Livello 4 — Operazione di lettura o scrittura
Un audit o un prodotto EDR/DLP registra un’operazione sul file.
Il valore dipende da:
- configurazione;
- evento;
- esito;
- oggetto;
- applicazione;
- completamento.
Livello 5 — Evidenza di copia
Più artefatti risultano coerenti con una copia:
sorgente
+ destinazione
+ intervallo temporale
+ nome
+ dimensione
+ hash
+ attività utente
Livello 6 — Copia presente sul supporto
Il file viene acquisito sul dispositivo esterno ed è:
- identico;
- derivato;
- rinominato;
- compresso;
- modificato.
Livello 7 — Trasferimento fuori dal perimetro
La copia viene osservata in:
- email esterna;
- cloud personale;
- servizio di condivisione;
- repository;
- messaggistica;
- altro sistema.
Livello 8 — Attribuzione personale
Richiede correlazione con:
- account individuale;
- MFA;
- dispositivo assegnato;
- accesso fisico;
- orario;
- attività;
- dichiarazioni;
- assenza di condivisione delle credenziali.
Livello 9 — Utilizzo e rilevanza
La copia può essere stata:
- utilizzata da un concorrente;
- pubblicata;
- impiegata per contattare clienti;
- conservata senza ulteriore attività.
Questa fase può richiedere ulteriori accertamenti e valutazioni non informatiche.
7. Tabella di interpretazione
| Traccia | Che cosa supporta | Che cosa non dimostra da sola |
|---|---|---|
| USBSTOR | dispositivo di archiviazione conosciuto dal sistema | copia di file |
| SetupAPI | installazione/configurazione del dispositivo | ogni successivo collegamento |
| MountedDevices | associazioni persistenti tra volumi e lettere | utilizzo da uno specifico utente |
| MountPoints2 | interazione del profilo con volumi o mount point | copia |
| Eventi PnP | rilevazione/configurazione in un intervallo | contenuto trasferito |
| Evento 4663 | accesso riuscito a un oggetto, se auditing attivo | completamento di una copia |
| LNK | collegamento a file o percorso | apertura o copia certa |
| Jump List | uso recente mediante un’applicazione | trasferimento esterno |
| USN Journal | modifica del file system | persona e contenuto completo |
| Hash coincidente | file identici a livello binario | autore e momento originario |
| Cloud audit | azione associata a account/sessione | persona fisica certa |
| DLP | operazione intercettata dalla policy | intenzione del soggetto |
8. Scenari tipici
8.1 Dimissioni imminenti
Il dipendente:
- crea archivi;
- scarica cartelle;
- collega USB;
- usa cloud personale;
- invia email;
- cancella dati.
8.2 Cessazione già avvenuta
L’azienda scopre l’anomalia dopo:
- disattivazione dell’account;
- restituzione del computer;
- sostituzione del dispositivo;
- cancellazione della mailbox;
- scadenza dei log.
8.3 Collaboratore esterno
Il consulente utilizza:
- computer personale;
- VPN;
- cloud condiviso;
- repository;
- account del cliente.
8.4 Amministratore di sistema
Dispone di:
- privilegi;
- accesso ai log;
- capacità di cancellazione;
- backup;
- account condivisi.
8.5 Supporto USB rinvenuto
Il dispositivo può contenere:
- file identici;
- versioni precedenti;
- archivi;
- file cancellati;
- metadati;
- documenti di altre fonti.
8.6 Nessun supporto disponibile
La ricostruzione deve basarsi su:
- computer;
- log;
- artefatti utente;
- EDR;
- DLP;
- cloud;
- email;
- rete.
9. Volatilità delle prove
Possibili perdite:
- sovrascrittura dei log;
- eliminazione della mailbox;
- scadenza dei cloud audit;
- rotazione dell’USN Journal;
- pulizia del profilo;
- reinstallazione del computer;
- riutilizzo della pendrive;
- modifica dei timestamp;
- cancellazione del browser;
- chiusura dell’account personale;
- riassegnazione del dispositivo.
Ordine orientativo
1. account ancora attivi;
2. log cloud prossimi alla scadenza;
3. EDR/DLP;
4. computer acceso;
5. sessioni e dati volatili;
6. email e browser;
7. file system;
8. USB disponibile;
9. backup;
10. archivi storici.
L’ordine deve essere adattato al rischio e al perimetro.
10. Protocollo dei primi trenta minuti
1. nominare un responsabile;
2. aprire un registro del caso;
3. verificare l’autorizzazione;
4. identificare il computer e gli account;
5. impedire modifiche non coordinate;
6. verificare se il rischio è ancora attivo;
7. preservare account e mailbox;
8. esportare i log prossimi alla scadenza;
9. documentare eventuali dispositivi collegati;
10. verificare cloud e condivisioni;
11. acquisire l’ora locale e UTC;
12. proteggere il computer da nuovi utilizzi;
13. evitare la riconsegna immediata ad altro utente;
14. preservare ticket, autorizzazioni e mansioni;
15. coinvolgere legale, HR e DPO.
11. Protocollo delle prime ventiquattro ore
[ ] formalizzare il quesito;
[ ] identificare tutti gli asset assegnati;
[ ] preservare account Active Directory e cloud;
[ ] acquisire computer e smartphone aziendali;
[ ] acquisire mailbox;
[ ] esportare SharePoint, OneDrive e Google Drive audit;
[ ] esportare DLP, EDR e SIEM;
[ ] acquisire firewall, proxy e VPN;
[ ] identificare supporti USB;
[ ] preservare eventuali pendrive disponibili;
[ ] acquisire inventario e assegnazioni;
[ ] verificare account condivisi;
[ ] costruire la prima timeline;
[ ] acquisire policy e informative;
[ ] verificare procedura di offboarding;
[ ] individuare i dati riservati interessati;
[ ] impedire l’eliminazione automatica degli elementi pertinenti;
[ ] registrare ogni intervento.
12. Cosa non fare
[ ] non interrogare il dipendente prima di preservare i reperti;
[ ] non utilizzare il computer per normali attività;
[ ] non aprire ripetutamente i documenti contestati;
[ ] non collegare la pendrive senza protezione da scrittura;
[ ] non montare il supporto in lettura-scrittura;
[ ] non cancellare l’account prima dell’export;
[ ] non eliminare regole email o app senza documentarle;
[ ] non cambiare i timestamp dei file;
[ ] non chiedere password personali;
[ ] non accedere al cloud privato senza autorizzazione;
[ ] non installare spyware;
[ ] non attivare controlli retroattivi inesistenti;
[ ] non creare prove mediante copie di test sul reperto;
[ ] non considerare il solo USBSTOR prova di sottrazione;
[ ] non accusare una persona sulla base del solo username;
[ ] non pubblicare documenti o dati personali.
13. Questionario iniziale
13.1 Rapporto e mansioni
1. Qual era il ruolo del soggetto?
2. Quali dati poteva utilizzare?
3. Quali strumenti erano assegnati?
4. Esisteva lavoro da remoto?
5. Erano consentiti i supporti USB?
6. Era consentito il cloud personale?
7. Era consentito inviare file a clienti?
8. Esisteva una procedura di backup?
9. Chi autorizzava le esportazioni?
10. Le credenziali erano individuali?
13.2 Evento sospetto
1. Quando è nato il sospetto?
2. Quale attività è stata osservata?
3. Quali file risultano coinvolti?
4. È disponibile il supporto?
5. Esiste un alert DLP?
6. Esiste un audit cloud?
7. Sono stati creati archivi?
8. Sono state inviate email?
9. Vi sono accessi dopo la cessazione?
10. Vi sono clienti contattati?
13.3 Azioni già compiute
Chiedere se l’azienda ha:
- bloccato l’account;
- cambiato password;
- cancellato la mailbox;
- formattato il computer;
- aperto i file;
- collegato la pendrive;
- interrogato il dipendente;
- modificato policy;
- esportato log;
- reinstallato agent;
- consegnato il dispositivo a un altro utente.
14. Matrice delle autorizzazioni
| Fonte | Proprietario | Autorizzazione | Limiti |
|---|---|---|---|
| PC aziendale | azienda | incarico interno | minimizzazione |
| Email aziendale | organizzazione | ruolo e policy | dati personali |
| OneDrive aziendale | tenant | admin autorizzato | periodo e licenza |
| USB aziendale | azienda | acquisizione | eventuali dati di terzi |
| USB personale | lavoratore | consenso o titolo specifico | perimetro limitato |
| Telefono personale | lavoratore | consenso/provvedimento | dati privati |
| Webmail personale | lavoratore | non acquisibile automaticamente | richiede base specifica |
| Cloud personale | lavoratore | non acquisibile automaticamente | richiede autorizzazione |
| Log firewall | azienda | responsabile IT | periodo definito |
15. Mappa delle fonti
15.1 Computer
- file system;
- registro;
- eventi;
- browser;
- email;
- cloud client;
- LNK;
- Jump List;
- MRU;
- Prefetch;
- Amcache;
- USN Journal;
- MFT;
- EDR.
15.2 Supporti
- pendrive;
- dischi USB;
- schede SD;
- telefoni;
- fotocamere;
- masterizzatori;
- NAS portatili.
15.3 Cloud
- OneDrive;
- SharePoint;
- Google Drive;
- Dropbox;
- Box;
- repository;
- file sharing.
15.4 Comunicazioni
- email;
- webmail;
- Teams;
- Slack;
- WhatsApp;
- Telegram;
- Signal;
- SMS.
15.5 Rete e sicurezza
- proxy;
- firewall;
- DNS;
- VPN;
- SIEM;
- EDR;
- DLP;
- CASB.
15.6 Organizzazione
- mansioni;
- autorizzazioni;
- policy;
- inventario;
- offboarding;
- ticket;
- turni;
- accessi fisici.
16. Cartella del caso
CASO_RM_2026_022/
├── 00_incarico/
├── 01_verbali/
├── 02_policy_informative/
├── 03_inventario_asset/
├── 04_computer_originale/
├── 05_immagini_forensi/
├── 06_usb_originali/
├── 07_usb_immagini/
├── 08_registry/
├── 09_event_logs/
├── 10_file_system/
├── 11_lnk_jumplist_mru/
├── 12_browser/
├── 13_email/
├── 14_cloud/
├── 15_edr_dlp/
├── 16_firewall_proxy/
├── 17_hash/
├── 18_confronti_file/
├── 19_timeline/
├── 20_matrici/
├── 21_output_strumenti/
├── 22_report/
└── 23_relazione/
17. Registro dei reperti
| ID | Reperto | Fonte | Data acquisizione | Hash | Note |
|---|---|---|---|---|---|
| RM22-001 | Laptop aziendale | inventario IT | data e ora | immagine E01 | assegnato al soggetto |
| RM22-002 | Pendrive USB | consegna azienda | data e ora | immagine E01 | seriale rilevato |
| RM22-003 | Security.evtx | laptop | data e ora | SHA-256 | export nativo |
| RM22-004 | SYSTEM hive | immagine | data e ora | SHA-256 | copia di lavoro |
| RM22-005 | Audit SharePoint | tenant | data e ora | SHA-256 | intervallo definito |
| RM22-006 | Mailbox export | Microsoft 365 | data e ora | SHA-256 | riservato |
| RM22-007 | Timeline derivata | laboratorio | data e ora | SHA-256 | output tecnico |
18. Catena di custodia
Per ogni reperto registrare:
- identificativo;
- descrizione;
- produttore;
- modello;
- seriale;
- fonte;
- soggetto consegnante;
- data e ora;
- fuso;
- stato;
- metodo;
- strumento;
- versione;
- hash;
- posizione;
- copie;
- accessi;
- trasferimenti;
- anomalie.
La procedura generale è descritta nel Capitolo 2 — Catena di custodia, hash e verbale tecnico.
«Il supporto è stato acquisito mediante protezione da scrittura e sottoposto a calcolo dell’impronta SHA-256. Le analisi successive sono state eseguite su copia di lavoro.»
19. Calcolo dell’hash
Windows PowerShell
Get-FileHash -Algorithm SHA256 `
-LiteralPath ".\USB001.E01"
Linux
sha256sum -- USB001.E01
macOS
shasum -a 256 -- USB001.E01
Per confrontare due file:
Get-FileHash -Algorithm SHA256 `
".\sorgente\clienti.xlsx"
Get-FileHash -Algorithm SHA256 `
".\usb\clienti.xlsx"
Hash coincidenti indicano identità bit per bit tra le due copie esaminate.
Non dimostrano:
- chi abbia effettuato la copia;
- quale sia la copia più antica;
- quando sia avvenuto il primo trasferimento;
- la finalità;
- l’autorizzazione.
20. Data, ora e sincronizzazione
Registrare:
- ora del computer;
- ora UTC;
- timezone;
- fonte NTP;
- scarto;
- ora del cloud;
- ora EDR;
- ora del supporto;
- data dell’acquisizione.
PowerShell
Get-Date -Format "yyyy-MM-ddTHH:mm:ss.fffK"
(Get-Date).ToUniversalTime().ToString(
"yyyy-MM-ddTHH:mm:ss.fffZ"
)
w32tm /query /status
Non confondere:
data file sorgente
≠
data creazione copia
≠
data ultima modifica
≠
data accesso
≠
data del record forense
≠
data acquisizione
21. Preservazione e contenimento
L’azienda può aver bisogno di:
- bloccare l’account;
- revocare sessioni;
- impedire ulteriori download;
- disconnettere il dispositivo;
- modificare le autorizzazioni;
- disattivare un link.
Queste azioni possono alterare le evidenze.
Non sono scorrette se necessarie, ma devono essere documentate.
Esempio:
09:05 — alert DLP
09:08 — screenshot dell’evento
09:12 — export audit
09:18 — sessione revocata
09:21 — account disabilitato
09:32 — computer ritirato
«Le modifiche effettuate per contenere il rischio sono state registrate e distinte dagli eventi precedenti.»
22. Piano di acquisizione
Priorità A
- computer assegnato;
- USB rinvenuto;
- account cloud;
- mailbox;
- DLP/EDR;
- log prossimi alla scadenza.
Priorità B
- smartphone aziendale;
- firewall;
- proxy;
- VPN;
- repository;
- NAS;
- file server.
Priorità C
- backup;
- inventario;
- ticket;
- badge;
- sistemi secondari.
Per ogni fonte decidere:
- acquisizione completa;
- raccolta mirata;
- export;
- screenshot di supporto;
- conservazione amministrativa;
- esclusione motivata.
23. Acquisizione del computer aziendale
23.1 Computer spento
Privilegiare, quando tecnicamente e operativamente opportuno:
- acquisizione bitstream;
- write blocker;
- immagine E01 o RAW;
- hash;
- fotografia;
- seriale;
- verbale.
Vedere il Capitolo 3 — Copia forense di hard disk, SSD, pendrive e NAS.
23.2 Computer acceso
Valutare:
- cifratura;
- sessioni;
- processi;
- volumi montati;
- cloud sincronizzato;
- dispositivi collegati;
- memoria;
- rischio di spegnimento.
L’analisi forense di computer Windows deve essere adattata al quesito aziendale.
23.3 Computer già riutilizzato
Documentare:
- nuova assegnazione;
- accessi successivi;
- aggiornamenti;
- pulizia;
- attività del nuovo utente.
«Il dispositivo è stato utilizzato da altri soggetti dopo il periodo di interesse; tale circostanza limita l’attribuzione di alcuni artefatti.»
24. Immagine completa o raccolta mirata
Immagine completa
Preferibile quando:
- si sospetta cancellazione;
- esistono più canali;
- occorre ricostruire una timeline;
- sono presenti file cancellati;
- il computer è disponibile.
Raccolta mirata
Può essere necessaria quando:
- il sistema è critico;
- non può essere spento;
- il volume è molto elevato;
- il quesito è ristretto;
- i tempi sono limitati.
Raccolta minima orientativa
- registro;
- EVTX;
- MFT;
- USN Journal;
- $LogFile;
- LNK;
- Jump List;
- browser;
- email;
- cloud client;
- Prefetch;
- Amcache;
- SRUM;
- SetupAPI;
- EDR;
- file contestati.
La raccolta mirata deve dichiarare ciò che non è stato acquisito.
25. Acquisizione del supporto USB
25.1 Documentazione fisica
[ ] fotografie;
[ ] marca;
[ ] modello;
[ ] capacità;
[ ] colore;
[ ] seriale visibile;
[ ] connettore;
[ ] etichetta;
[ ] stato;
[ ] confezione.
25.2 Protezione da scrittura
Utilizzare, quando tecnicamente compatibile:
- write blocker hardware;
- ambiente forense;
- mount in sola lettura;
- supporto di destinazione controllato.
25.3 Immagine
Acquisire:
- intero supporto;
- partizioni;
- spazio non allocato;
- file system;
- file cancellati;
- slack space, quando pertinente.
25.4 File cifrato o protetto
Non tentare password non autorizzate.
Documentare:
- formato;
- volume;
- stato;
- richiesta credenziali;
- informazioni disponibili.
26. File system del supporto
Possibili file system:
- FAT32;
- exFAT;
- NTFS;
- APFS;
- HFS+;
- ext;
- file system proprietari.
La capacità di ricostruire:
- file cancellati;
- timeline;
- journal;
- permessi;
- metadati;
dipende dal file system.
Esempio:
NTFS:
MFT, USN Journal, attributi avanzati;
FAT/exFAT:
struttura più semplice e minori metadati;
APFS:
snapshot, container e metadati specifici.
27. Tracce USB in Windows: quadro generale
Le principali fonti comprendono:
- HKLM\SYSTEM\...\Enum\USB;
- HKLM\SYSTEM\...\Enum\USBSTOR;
- MountedDevices;
- MountPoints2;
- SetupAPI.dev.log;
- Event Log PnP;
- DriverFrameworks;
- Security Log;
- Defender Device Control;
- Endpoint DLP;
- EDR;
- LNK;
- Jump List;
- ShellBags;
- file system.
Nessuna fonte dovrebbe essere interpretata isolatamente.
28. Identificatori del dispositivo
28.1 VID e PID
Indicano generalmente:
- produttore;
- famiglia o modello.
Non identificano necessariamente il singolo esemplare.
28.2 Numero seriale
Può:
- identificare il singolo dispositivo;
- essere assente;
- essere generico;
- essere duplicato;
- essere esposto in forme differenti;
- essere simulato dal firmware.
28.3 Device Instance ID
Identifica l’istanza secondo Windows.
Può includere:
USBSTOR\DISK&VEN_...\SERIALE&0
28.4 Volume serial e GUID
Sono associati al volume o file system, non necessariamente all’hardware fisico.
28.5 Regola
Non confondere:
seriale hardware
≠
device instance
≠
volume serial
≠
volume GUID
≠
lettera di unità
29. Registro Enum\USB ed Enum\USBSTOR
Windows mantiene informazioni sui dispositivi nell’area:
HKLM\SYSTEM\CurrentControlSet\Enum
Enum\USBSTOR è particolarmente rilevante per i dispositivi di archiviazione USB. Il ramo Enum\USB può contenere informazioni sui dispositivi USB, incluse periferiche composite. Microsoft documenta Enum come area usata dal sistema Plug and Play per le informazioni sui dispositivi e avverte che la struttura interna può variare nel tempo. Microsoft — HKLM SYSTEM CurrentControlSet Enum
29.1 Dati utili
- vendor;
- product;
- revision;
- seriale;
- friendly name;
- parent;
- container ID;
- service;
- driver;
- proprietà.
29.2 Limiti
Una voce indica che il sistema ha conosciuto il dispositivo.
Non dimostra:
- ogni collegamento;
- la lettera assegnata in ogni sessione;
- la copia di file;
- l’identità dell’utente.
29.3 ControlSet
In un hive offline possono essere presenti:
ControlSet001
ControlSet002
La chiave Select contribuisce a individuare il control set attivo nel sistema acquisito.
30. SetupAPI.dev.log
Il file:
C:\Windows\INF\setupapi.dev.log
registra attività di installazione e configurazione dei dispositivi e può contenere:
- device instance;
- driver;
- data;
- sezione di installazione;
- esito;
- percorso INF.
Microsoft indica SetupAPI.dev.log come il registro relativo all’installazione di dispositivi nelle versioni moderne di Windows. Microsoft — SetupAPI Device Installation Log
30.1 Limite fondamentale
SetupAPI è spesso utile per documentare la prima configurazione o un’installazione.
Non deve essere automaticamente interpretato come un registro completo di ogni inserimento successivo.
«Il log documenta l’installazione o configurazione del dispositivo nel momento indicato; non rappresenta necessariamente l’ultimo o l’unico collegamento.»
31. MountedDevices
La chiave:
HKLM\SYSTEM\MountedDevices
conserva associazioni persistenti gestite dal Mount Manager tra:
- volumi;
- identificatori;
- lettere;
- mount point.
Microsoft descrive MountedDevices come il database persistente utilizzato dal Mount Manager per le associazioni tra volumi e nomi di montaggio. Microsoft — Mount Manager
31.1 Utilità
Può contribuire a collegare:
dispositivo
→ volume
→ GUID
→ lettera
31.2 Limiti
- la lettera può cambiare;
- un volume può essere montato su più sistemi;
- le associazioni possono persistere dopo la rimozione;
- il dato non identifica automaticamente l’utente.
32. MountPoints2
Nel profilo dell’utente:
HKCU\Software\Microsoft\Windows\
CurrentVersion\Explorer\MountPoints2
possono essere presenti riferimenti a:
- volumi rimovibili;
- condivisioni;
- mount point;
- identificatori.
32.1 Utilità
Può supportare la correlazione tra:
- profilo utente;
- volume;
- interazione con Explorer;
- intervallo.
32.2 Limite
Non dimostra automaticamente:
- copia;
- apertura di ogni file;
- presenza fisica dell’utente.
La chiave deve essere acquisita dal relativo NTUSER.DAT e interpretata nel contesto del profilo.
33. Eventi Plug and Play
Possibili fonti:
- System;
- Kernel-PnP;
- DeviceSetupManager;
- DriverFrameworks-UserMode;
- UserPnp;
- Partition;
- Storage-ClassPnP.
Canali ed Event ID possono variare in base a:
- versione Windows;
- driver;
- tipo di dispositivo;
- configurazione;
- retention.
La procedura corretta è:
1. acquisire il canale nativo;
2. mantenere il record raw;
3. identificare provider ed Event ID;
4. leggere i campi;
5. correlare col device instance;
6. confrontare con registro e SetupAPI.
Non utilizzare un singolo Event ID come regola universale per ogni versione di Windows.
34. Audit Removable Storage
Windows può essere configurato per registrare accessi a oggetti presenti su supporti rimovibili.
La documentazione Microsoft indica che, quando la policy Audit Removable Storage è attiva:
- l’evento 4663 può documentare accessi riusciti;
- l’evento 4656 può documentare richieste fallite;
- gli eventi dipendono dall’auditing configurato e non vengono creati retroattivamente.
Microsoft — Audit Removable Storage
34.1 Dati utili
- account;
- object name;
- access mask;
- processo;
- Logon ID;
- timestamp;
- esito.
34.2 Interpretazione
Un evento 4663 può indicare una lettura o scrittura autorizzata dal sistema.
Non dimostra automaticamente:
- che l’intero file sia stato copiato;
- dove sia stato copiato;
- che la persona fosse davanti al computer;
- che l’operazione non fosse legittima.
35. Defender Device Control ed Endpoint DLP
Microsoft Defender Device Control può:
- limitare lettura, scrittura ed esecuzione;
- applicare policy per gruppi di dispositivi;
- produrre eventi di audit;
- supportare ricerche tramite advanced hunting.
Microsoft Purview Endpoint DLP può inoltre monitorare attività su file sensibili, dispositivi rimovibili, browser e servizi supportati, in funzione di licenza, configurazione e policy. Microsoft — Device Control
35.1 Possibili eventi
- montaggio USB;
- smontaggio;
- operazione consentita;
- operazione bloccata;
- copia su supporto;
- evidenza del file;
- classificazione;
- policy applicata.
35.2 Limiti
- la funzione deve essere configurata;
- la telemetria può avere retention limitata;
- i nomi dei campi possono cambiare;
- non ogni dispositivo è gestito allo stesso modo;
- un evento DLP non stabilisce l’intenzione.
36. Modello di correlazione USB
| Livello | Fonte | Domanda |
|---|---|---|
| Hardware | Enum, SetupAPI | quale dispositivo? |
| Volume | MountedDevices | quale volume? |
| Utente | MountPoints2, logon | quale profilo? |
| Tempo | PnP, Event Log | quando? |
| File | MFT, USN, LNK | quali oggetti? |
| Operazione | Security, EDR, DLP | lettura o scrittura? |
| Destinazione | immagine USB | il file è presente? |
| Identità | account, dispositivo, badge | chi controllava la sessione? |
| Contesto | policy, mansioni | era autorizzato? |
La forza dell’ipotesi aumenta quando fonti indipendenti convergono.
37. Problema della data di collegamento
Diverse fonti hanno significati differenti.
| Fonte | Possibile significato |
|---|---|
| SetupAPI | installazione/configurazione |
| Registro Enum | presenza e proprietà |
| LastWrite chiave | modifica della chiave, non sempre inserimento |
| PnP Event | rilevazione o configurazione |
| MountPoints2 | interazione del profilo |
| LNK | file richiamato |
| DLP | operazione monitorata |
| EDR | evento raccolto dall’agent |
Non scrivere:
«La pendrive è stata collegata per l’ultima volta alle 18:02 perché la chiave ha quel LastWrite.»
Meglio:
«Il timestamp della chiave documenta una modifica della struttura del registro; la data di collegamento è stata valutata mediante correlazione con le ulteriori fonti.»
38. Telefoni e dispositivi MTP
Uno smartphone collegato via USB può essere esposto come:
- dispositivo portatile;
- MTP;
- PTP;
- interfaccia composita;
- tethering;
- archivio, in specifici casi.
Può non apparire come un normale disco USB con lettera.
Le copie possono avvenire attraverso:
- Esplora file;
- applicazioni del produttore;
- sincronizzazione;
- software fotografico;
- client cloud.
L’assenza di una voce USBSTOR non esclude quindi il collegamento di un telefono.
Occorre analizzare:
- PnP;
- WPD;
- registry;
- SetupAPI;
- shell;
- LNK;
- file system;
- eventi dell’applicazione.
39. Tracce USB su macOS
macOS può fornire informazioni mediante:
- System Information;
system_profiler;diskutil;- Unified Log;
/Volumes;- Finder;
- FSEvents;
- file recenti;
- metadati del file system.
Apple indica che System Information mostra l’hardware installato o collegato e le principali caratteristiche del sistema. Apple — System Information
39.1 Comandi di triage
date "+%Y-%m-%dT%H:%M:%S%z"
date -u "+%Y-%m-%dT%H:%M:%SZ"
system_profiler SPUSBDataType \
> usb-system-report.txt
diskutil list \
> diskutil-list.txt
39.2 Unified Log
log show \
--style json \
--start "2026-07-01 00:00:00" \
--end "2026-07-11 00:00:00" \
> unified-log.json
Il sistema di Unified Logging centralizza numerosi eventi, ma la disponibilità effettiva dipende da categoria, persistenza, livello e retention. Apple Developer — Logging
40. Tracce USB su Linux
Fonti possibili:
- kernel log;
- journald;
- udev;
- auditd;
- mount;
- shell;
- file manager;
- cronologia;
- file system.
40.1 Comandi di triage
date --iso-8601=ns
date -u --iso-8601=ns
lsusb -v > lsusb.txt
lsblk \
-o NAME,SERIAL,MODEL,TRAN,FSTYPE,LABEL,UUID,MOUNTPOINTS \
> lsblk.txt
journalctl \
--utc \
--since "2026-07-01 00:00:00" \
--output short-iso-precise \
--no-pager \
> journal-usb.txt
Per un dispositivo già identificato:
udevadm info \
--query=all \
--name=/dev/sdX \
> udev-device.txt
Sostituire /dev/sdX soltanto dopo aver identificato correttamente il dispositivo.
Non montare in scrittura il reperto.
41. Che cosa significa “copia di un file”
Una copia può avvenire mediante:
- Explorer;
- comando;
- applicazione;
- sincronizzazione;
- drag and drop;
- backup;
- script;
- browser;
- email;
- API.
Per dimostrarla tecnicamente è utile combinare:
sorgente presente
+ destinazione disponibile
+ contenuto coerente
+ timestamp compatibili
+ attività del file system
+ artefatti utente
+ sessione
+ contesto
L’evidenza più forte è spesso:
File presente sul supporto acquisito, con hash coincidente con la fonte aziendale, in una timeline coerente con il collegamento del dispositivo e con l’attività dell’account.
Resta comunque necessario valutare chi controllasse la sessione e se l’operazione fosse autorizzata.
42. Master File Table
La $MFT di NTFS conserva record relativi a file e directory.
Può contenere:
- nomi;
- parent directory;
- identificativi;
- dimensioni;
- attributi;
- timestamp;
- stato allocato o cancellato;
- resident data, in specifici casi.
42.1 Utilità
- individuare file;
- ricostruire directory;
- verificare archivi;
- datare creazioni;
- identificare cancellazioni;
- correlare file ID.
42.2 Limiti
La MFT non documenta direttamente:
- chi abbia copiato il file;
- la destinazione esterna;
- l’intenzione;
- ogni accesso.
43. USN Change Journal
Il journal NTFS registra variazioni apportate a file e directory sul volume.
Microsoft descrive il change journal come una registrazione persistente delle modifiche a file e directory di un volume NTFS, associata ai relativi identificativi. Microsoft — USN Change Journal
Possibili reason code:
- file create;
- data extend;
- data overwrite;
- rename;
- close;
- delete.
43.1 Utilità
Può contribuire a ricostruire:
creazione archivio
→ aumento dimensione
→ chiusura
→ rinomina
→ cancellazione
43.2 Limiti
Il journal:
- è per volume;
- può ruotare;
- non conserva il contenuto;
- non identifica automaticamente l’utente;
- non indica sempre l’applicazione;
- non documenta la destinazione di una copia esterna.
44. $LogFile
$LogFile supporta le transazioni dei metadati NTFS.
Può contenere dati recenti utili a:
- ricostruire operazioni;
- confermare creazioni;
- individuare modifiche;
- correlare rinomine e cancellazioni.
È una fonte:
- complessa;
- circolare;
- soggetta a sovrascrittura;
- dipendente dal parser.
Non dovrebbe essere interpretata senza confrontarla con:
- MFT;
- USN;
- directory;
- timeline;
- artefatti utente.
45. Timestamp e semantica della copia
Una copia può produrre timestamp differenti a seconda di:
- sistema operativo;
- file system;
- applicazione;
- protocollo;
- tool;
- cloud;
- preservazione dei metadati.
Spesso una copia tramite Explorer:
- assegna una nuova data di creazione alla destinazione;
- conserva la data di ultima modifica del contenuto.
Non è una regola assoluta.
Programmi di sincronizzazione e copia possono:
- preservare la creazione;
- modificare tutti i timestamp;
- usare UTC o ora locale;
- riscrivere i metadati.
«La relazione temporale è compatibile con una copia, ma la semantica dei timestamp dipende dal software e dal file system utilizzati.»
46. File LNK
I collegamenti .lnk possono essere creati quando un file viene aperto o richiamato mediante determinate funzioni di Windows.
Possono contenere:
- percorso;
- nome file;
- volume;
- seriale volume;
- lettera;
- MAC address, in alcuni casi;
- timestamp;
- dimensione;
- informazioni della destinazione.
46.1 Utilità
Un LNK può collegare:
profilo utente
→ file
→ percorso su E:
→ volume serial
→ intervallo temporale
46.2 Limiti
Un LNK non dimostra automaticamente:
- che il file sia stato copiato;
- che sia stato letto integralmente;
- che l’utente abbia avuto intenzione di sottrarlo.
LECmd consente di analizzare file LNK e prevede anche un’opzione per limitare la ricerca ai collegamenti relativi a unità rimovibili. LECmd — GitHub
47. Jump List
Le Jump List conservano riferimenti ai documenti recenti o frequenti utilizzati dalle applicazioni.
Possono contribuire a ricostruire:
- applicazione;
- file;
- percorso;
- ordine;
- frequenza;
- volume.
JLECmd è uno strumento dedicato all’analisi delle Jump List AutomaticDestinations e CustomDestinations. JLECmd — GitHub
Limiti
Una voce indica una relazione tra applicazione e file.
Non dimostra:
- copia;
- destinazione;
- divulgazione;
- attività illegittima.
48. ShellBags
Gli ShellBags possono conservare informazioni relative alle cartelle visualizzate da Explorer.
Possono contribuire a documentare:
- navigazione;
- cartelle su volumi non più collegati;
- struttura;
- ordinamento e visualizzazione.
Non dimostrano automaticamente:
- accesso a ogni file;
- copia;
- lettura del contenuto;
- trasferimento esterno.
49. RecentDocs e MRU
Possibili artefatti:
RecentDocs
OpenSavePidlMRU
LastVisitedPidlMRU
TypedPaths
ComDlg32
Office MRU
Adobe recent files
Possono indicare:
- file selezionato;
- finestra di apertura o salvataggio;
- percorso recente;
- applicazione.
La presenza deve essere interpretata in relazione:
- all’app;
- al profilo;
- al timestamp;
- al percorso;
- ad altri artefatti.
50. Prefetch, Amcache e Shimcache
50.1 Prefetch
Può documentare l’esecuzione di applicazioni su sistemi configurati per produrlo.
Esempi:
7ZG.EXE;ROBOCOPY.EXE;- client cloud;
- browser;
- tool di cancellazione.
50.2 Amcache
Può conservare informazioni su file eseguibili osservati dal sistema.
50.3 Shimcache
Può contribuire alla ricostruzione della presenza o esecuzione di programmi, ma la semantica varia tra versioni Windows.
50.4 Limite comune
Questi artefatti non dimostrano automaticamente:
- quale documento sia stato copiato;
- l’uso illecito;
- la persona fisica.
51. SRUM
SRUM può contenere dati relativi all’uso di risorse e rete da parte delle applicazioni.
Può contribuire a:
- individuare applicazioni attive;
- stimare utilizzo di rete;
- correlare periodi;
- verificare client cloud o browser.
Non identifica necessariamente:
- file specifici;
- destinazione remota esatta;
- contenuto trasferito.
52. Cestino e cancellazioni
Analizzare:
$Recycle.Bin;- file
$I; - file
$R; - cancellazioni dirette;
- Shift+Delete;
- file system journal;
- spazio non allocato.
Un file cancellato dal computer può indicare:
- pulizia;
- normale gestione;
- errore;
- tentativo di ridurre le tracce.
La finalità non si deduce dalla cancellazione isolata.
53. Archivi ZIP, 7z e RAR
La creazione di un archivio può essere una fase di staging.
Cercare:
- archivi recenti;
- file temporanei;
- directory di lavoro;
- Prefetch;
- Jump List;
- MRU;
- command line;
- USN;
- MFT;
- upload successivo.
53.1 Dati da acquisire
- nome;
- hash;
- contenuto;
- commento;
- password richiesta;
- timestamp;
- percorso;
- applicazione;
- file sorgenti compatibili.
Un archivio può essere legittimo.
La rilevanza aumenta se:
archivio creato
+ dati riservati
+ dimissioni imminenti
+ upload o USB
+ cancellazione successiva
54. Confronto mediante hash
54.1 Hash identico
Supporta l’identità binaria.
54.2 Hash differente
Non esclude la derivazione.
Il file può essere stato:
- rinominato;
- modificato;
- esportato;
- compresso;
- convertito;
- salvato nuovamente;
- privato dei metadati.
54.3 Confronti ulteriori
- dimensione;
- contenuto;
- struttura;
- fogli Excel;
- testo;
- record;
- metadati;
- identificatori;
- immagini;
- righe.
«I file non sono identici a livello binario, ma presentano contenuto e struttura compatibili con una derivazione.»
55. Nomi, versioni e metadati
Confrontare:
clienti.xlsx
clienti_finale.xlsx
clienti_aggiornato.xlsx
clienti_export_2026.xlsx
Verificare:
- autore dichiarato;
- ultimo autore;
- revisioni;
- applicazione;
- creazione;
- modifica;
- template;
- proprietà custom;
- ID documentali.
Il Capitolo 14 — Metadati, EXIF, XMP, C2PA e provenienza dei file approfondisce limiti e interpretazione.
56. Email aziendale
Acquisire preferibilmente:
- mailbox;
- EML;
- MSG;
- header;
- allegati;
- posta inviata;
- eliminati;
- regole;
- inoltri;
- deleghe;
- audit.
Cercare:
- destinatari esterni;
- indirizzi personali;
- allegati;
- link cloud;
- archivi;
- bozze;
- messaggi eliminati;
- inoltro automatico.
La procedura completa è descritta nel Capitolo 11 — Analisi forense di email e header.
57. Webmail personale
L’uso di una webmail può lasciare tracce nel computer aziendale:
- cronologia;
- cache;
- download;
- upload;
- cookie;
- storage;
- notifiche;
- DNS;
- proxy;
- DLP.
Il perito può acquisire tali artefatti dal dispositivo aziendale autorizzato.
Non può entrare nella casella personale utilizzando:
- password salvate;
- cookie;
- sessioni;
- token;
senza una specifica autorizzazione o titolo legittimo.
«Sono stati rilevati accessi al servizio webmail e artefatti compatibili con l’utilizzo della relativa interfaccia. Non è stato effettuato accesso alla casella personale.»
58. OneDrive e SharePoint
Possibili fonti:
- Purview Audit;
- client OneDrive;
- registry;
- log di sincronizzazione;
- browser;
- file system;
- link;
- condivisioni;
- version history;
- Defender for Cloud Apps;
- DLP.
Le attività di audit Microsoft possono includere eventi quali:
FileDownloaded;FileSyncDownloadedFull;FileUploaded;FileSyncUploadedFull;FileCopied;FolderCopied;- modifiche di condivisione.
Disponibilità, dettaglio e retention dipendono da licenza e configurazione. Microsoft — Audit log activities
58.1 Distinguere
download browser
≠
sincronizzazione client
≠
copia interna SharePoint
≠
condivisione esterna
≠
accesso anonimo
58.2 Limite
Un evento associato all’account non identifica automaticamente la persona fisica.
59. Google Drive e Workspace
Possibili fonti:
- Drive audit;
- login audit;
- token OAuth;
- browser;
- Drive for desktop;
- file system;
- condivisioni;
- download;
- upload;
- modifica permessi.
Google Workspace mette a disposizione eventi di audit Drive per attività quali accessi, download, modifiche e condivisioni, secondo disponibilità, edizione e periodo di conservazione. Google Workspace — Drive audit events
Verificare:
- actor;
- event name;
- document ID;
- owner;
- visibility;
- IP;
- application;
- timestamp;
- target;
- external user.
60. Dropbox
Per account team, Dropbox può rendere disponibili report amministrativi relativi a:
- accessi;
- dispositivi;
- app collegate;
- membri;
- condivisioni;
- modifiche amministrative;
- attività sui contenuti.
La documentazione precisa che l’audit registra numerose attività del team, ma non necessariamente ogni singola azione o ogni consultazione anonima. Dropbox — attività account e team
60.1 Distinguere
- file sincronizzato;
- download;
- link pubblico;
- condivisione;
- trasferimento;
- app autorizzata;
- dispositivo collegato.
61. Messaggistica
Possibili canali:
- Teams;
- Slack;
- WhatsApp;
- Telegram;
- Signal;
- chat CRM;
- chat di marketplace;
- SMS.
Acquisire:
- account;
- messaggio;
- file;
- destinatario;
- timestamp;
- canale;
- thread;
- allegato;
- eliminazione;
- audit, quando disponibile.
Approfondimenti:
62. Condivisioni di rete e NAS
Verificare:
- accessi SMB/NFS;
- audit;
- file server;
- share;
- permessi;
- account;
- client;
- byte;
- open files;
- shadow copy;
- NAS audit.
Un accesso a una share dimostra la connessione o l’operazione registrata.
Non dimostra automaticamente:
- copia su USB;
- trasferimento esterno;
- persona fisica.
Correlare con:
- host;
- utente;
- file;
- processo;
- endpoint;
- volume esterno.
63. Stampa, screenshot e fotografie
La sottrazione può avvenire senza copia digitale.
63.1 Stampa
Possibili fonti:
- spooler;
- print server;
- audit;
- document name;
- account;
- stampante;
- pagine;
- orario.
63.2 Screenshot
Possibili fonti:
- file PNG/JPEG;
- cartella screenshot;
- clipboard;
- applicazioni;
- cloud sync;
- cronologia;
- hotkey non sempre registrata.
63.3 Fotografia dello schermo
Può non lasciare alcuna traccia sul computer.
L’assenza di USB, email e cloud non esclude quindi la fuoriuscita mediante:
- stampa;
- fotografia;
- trascrizione;
- appunti.
La verifica tecnica degli screenshot e delle schermate richiede il file originario e il contesto di acquisizione, quando disponibili.
64. Accesso remoto e software RMM
Possibili strumenti:
- Remote Desktop;
- AnyDesk;
- TeamViewer;
- Quick Assist;
- strumenti MSP;
- VPN;
- VDI;
- Citrix.
Acquisire:
- installazione;
- log;
- sessioni;
- account;
- dispositivo remoto;
- file transfer;
- clipboard;
- orari;
- configurazione.
Una sessione remota può consentire:
- download;
- copia negli appunti;
- stampa remota;
- mapping di dischi;
- screenshot.
65. Repository di codice
Fonti:
- Git;
- GitHub;
- GitLab;
- Azure DevOps;
- Bitbucket;
- repository locale;
- CI/CD.
Verificare:
- clone;
- fetch;
- pull;
- push;
- fork;
- token;
- SSH key;
- personal access token;
- download archive;
- repository pubblico;
- account esterno.
Un clone può essere attività normale dello sviluppatore.
La rilevanza dipende da:
- repository;
- account;
- destinazione;
- autorizzazione;
- periodo;
- successivo push esterno.
66. Database, CRM e gestionali
Possibili azioni:
- export CSV;
- export Excel;
- report;
- stampa;
- query;
- API;
- backup;
- sincronizzazione.
Fonti:
- audit applicativo;
- database;
- API log;
- browser;
- download;
- file system;
- DLP.
Esempio:
09:50 — login CRM
09:54 — ricerca clienti
10:02 — export 18.400 record
10:05 — creazione clienti.csv
10:12 — upload webmail
Questa convergenza è più significativa di un singolo file CSV rinvenuto sul computer.
67. Antiforensics e pulizia
Possibili indicatori:
- cancellazione cronologia;
- svuotamento cestino;
- pulizia dei recenti;
- software di wiping;
- sovrascrittura;
- disattivazione log;
- rimozione agent;
- modifica timestamp;
- formattazione USB;
- utilizzo di sistemi live.
67.1 Prudenza
Una pulizia può derivare da:
- manutenzione;
- privacy;
- procedura aziendale;
- liberazione spazio;
- tool automatico.
«Sono state rilevate attività di cancellazione o pulizia compatibili con la riduzione delle tracce disponibili. La finalità intenzionale richiede ulteriori elementi.»
68. Triage PowerShell del dispositivo collegato
I comandi seguenti modificano in misura limitata il sistema attraverso la normale esecuzione e la generazione di log. Devono essere autorizzati e documentati.
Get-Date -Format "yyyy-MM-ddTHH:mm:ss.fffK"
(Get-Date).ToUniversalTime().ToString(
"yyyy-MM-ddTHH:mm:ss.fffZ"
)
Get-PnpDevice -PresentOnly |
Where-Object {
$_.Class -in "DiskDrive","USB"
} |
Export-Csv ".\pnp-present.csv" `
-NoTypeInformation `
-Encoding UTF8
Get-CimInstance Win32_DiskDrive |
Select-Object `
Model,
SerialNumber,
InterfaceType,
DeviceID,
Size |
Export-Csv ".\diskdrives.csv" `
-NoTypeInformation `
-Encoding UTF8
Get-Disk |
Select-Object `
Number,
FriendlyName,
SerialNumber,
BusType,
PartitionStyle,
OperationalStatus |
Export-Csv ".\disks.csv" `
-NoTypeInformation `
-Encoding UTF8
Get-Partition |
Select-Object `
DiskNumber,
PartitionNumber,
DriveLetter,
Offset,
Size |
Export-Csv ".\partitions.csv" `
-NoTypeInformation `
-Encoding UTF8
Get-Volume |
Select-Object `
DriveLetter,
FileSystemLabel,
FileSystem,
UniqueId,
Size |
Export-Csv ".\volumes.csv" `
-NoTypeInformation `
-Encoding UTF8
69. Esportazione degli Event Log
wevtutil epl Security `
"D:\CASO\Security.evtx" `
/ow:true
wevtutil epl System `
"D:\CASO\System.evtx" `
/ow:true
wevtutil epl `
"Microsoft-Windows-DriverFrameworks-UserMode/Operational" `
"D:\CASO\DriverFrameworks-UserMode.evtx" `
/ow:true
wevtutil epl `
"Microsoft-Windows-Kernel-PnP/Configuration" `
"D:\CASO\Kernel-PnP-Configuration.evtx" `
/ow:true
Non tutti i canali sono necessariamente presenti o abilitati.
Registrare:
- comando;
- account;
- host;
- privilegi;
- errori;
- dimensione;
- hash.
70. Acquisizione di SetupAPI e hive
SetupAPI
Copy-Item `
"$env:WINDIR\INF\setupapi.dev.log" `
"D:\CASO\setupapi.dev.log"
Hive SYSTEM e SOFTWARE
reg save HKLM\SYSTEM `
D:\CASO\SYSTEM.hiv `
/y
reg save HKLM\SOFTWARE `
D:\CASO\SOFTWARE.hiv `
/y
L’esportazione live deve essere documentata.
I profili utente, inclusi:
NTUSER.DAT
UsrClass.dat
dovrebbero essere acquisiti mediante immagine forense o procedura controllata, evitando di forzare file in uso con tecniche non documentate.
71. Analisi con RECmd
RECmd consente di analizzare hive del registro mediante query singole o batch.
Sintassi orientativa:
RECmd.exe `
-f ".\SYSTEM.hiv" `
--bn ".\<BATCH_VALIDATO>.reb" `
--csv ".\out"
Registrare:
- versione;
- batch;
- hash del batch;
- hive;
- comando;
- output;
- errori.
Il batch deve essere validato rispetto agli artefatti e alla versione del sistema. RECmd — GitHub
72. Analisi MFT e USN con MFTECmd
MFT
MFTECmd.exe `
-f ".\$MFT" `
--csv ".\out" `
--csvf "mft.csv"
USN Journal
MFTECmd.exe `
-f ".\$J" `
--csv ".\out" `
--csvf "usn-journal.csv"
MFTECmd supporta l’analisi di strutture NTFS, tra cui MFT e change journal, producendo output utilizzabili per timeline e correlazioni. MFTECmd — GitHub
Conservare:
- file sorgente;
- output;
- versione;
- comando;
- hash.
73. LECmd e JLECmd
Collegamenti LNK
LECmd.exe `
-d ".\LNK" `
-r `
--csv ".\out"
L’opzione -r limita l’output ai collegamenti riconducibili a unità rimovibili secondo la logica dello strumento. LECmd — GitHub
Jump List
JLECmd.exe `
-d ".\JumpLists" `
--csv ".\out"
Non considerare l’output del parser una conclusione.
Ogni riga deve essere collegata:
- al file originale;
- al profilo;
- al percorso;
- al volume;
- alla timeline.
74. KAPE
KAPE utilizza:
- Targets per raccogliere artefatti;
- Modules per elaborarli.
È utile per una raccolta rapida e documentata, ma target e moduli devono essere verificati rispetto alla versione. KAPE — Kroll
Sintassi concettuale:
kape.exe `
--tsource C: `
--tdest D:\CASO\KAPE `
--target <TARGET_VALIDATO> `
--tflush
Annotare:
- versione;
- target;
- moduli;
- sorgente;
- destinazione;
- log;
- errori;
- volume acquisito;
- hash.
75. Advanced Hunting per USB
Esempio orientativo in Microsoft Defender:
DeviceEvents
| where ActionType in (
"UsbDriveMounted",
"UsbDriveUnmounted"
)
| project
Timestamp,
DeviceName,
ActionType,
AccountName,
AdditionalFields
| order by Timestamp asc
Gli action type disponibili e il contenuto di AdditionalFields dipendono dalla versione e dalla telemetria attiva. Microsoft documenta eventi di montaggio e smontaggio USB nella telemetria Device Control e Advanced Hunting. Microsoft — Advanced Hunting schema
Correlare con:
DeviceFileEvents;- identità;
- classificazione;
- policy DLP;
- eventi di rete.
76. Microsoft Purview Audit
Esempio orientativo per amministratori autorizzati:
Search-UnifiedAuditLog `
-StartDate "2026-07-01" `
-EndDate "2026-07-11" `
-UserIds "utente@example.invalid" `
-Operations `
FileDownloaded,
FileSyncDownloadedFull,
FileUploaded,
FileSyncUploadedFull
Prima dell’uso verificare:
- licenza;
- retention;
- limiti;
- timezone;
- ruolo;
- eventuale segmentazione dell’export.
Conservare:
- query;
- output raw;
- numero risultati;
- intervallo;
- account di acquisizione;
- hash.
77. Google Workspace e Dropbox: acquisizione amministrativa
Google Workspace
Acquisire:
- Drive audit;
- login audit;
- token audit;
- admin audit;
- condivisioni;
- download;
- document ID;
- actor;
- IP;
- timestamp.
Dropbox
Acquisire:
- team activity;
- accessi;
- dispositivi;
- app;
- condivisioni;
- link;
- trasferimenti;
- amministrazione.
Ogni report deve essere accompagnato da:
- filtro;
- intervallo;
- timezone;
- ruolo;
- formato;
- limitazioni;
- hash.
78. Costruire la timeline
Esempio:
| Data e ora | Evento | Fonte | Attendibilità | Interpretazione |
|---|---|---|---|---|
| 08:41 | USB configurato | SetupAPI | elevata | prima installazione osservata |
| 08:44 | volume E: associato | registro | elevata | mount point |
| 08:47 | cartella clienti aperta | ShellBag/LNK | media | navigazione |
| 08:50 | archivio creato | MFT/USN | elevata | staging |
| 08:56 | scrittura su E: | DLP | elevata | copia monitorata |
| 09:04 | file presente su USB | immagine | elevata | hash coincidente |
| 09:11 | archivio cancellato | USN | elevata | cancellazione locale |
Conservare:
- timestamp originale;
- UTC;
- fonte;
- record ID;
- evidenza;
- deduzione;
- limite.
La timeline forense deve mantenere separati valori originari, normalizzazioni e inferenze.
79. Matrice delle evidenze
| Quesito | Evidenza | Risultato | Limite |
|---|---|---|---|
| USB collegato? | PnP, registry | sì | non prova copia |
| Quale volume? | MountedDevices | volume X | lettera variabile |
| Quale utente? | MountPoints2, logon | account A | credenziale condivisibile |
| File aperto? | LNK, Jump List | compatibile | non prova lettura completa |
| File copiato? | DLP e destinazione | compatibile | valutare completamento |
| File identico? | SHA-256 | sì | non prova autore |
| File inviato fuori? | webmail/proxy | upload osservato | contenuto da correlare |
| Condotta autorizzata? | policy/ticket | da valutare | non è quesito tecnico puro |
80. Modello di attribuzione personale
Elementi tecnici
- account;
- sessione;
- computer;
- MFA;
- device ID;
- file;
- volume;
- applicazione;
- orario.
Elementi organizzativi
- assegnazione del PC;
- presenza;
- turno;
- mansione;
- ticket;
- autorizzazione;
- account condiviso;
- accesso di amministratori.
Elementi alternativi
- credenziali compromesse;
- uso da parte di collega;
- sessione lasciata aperta;
- amministrazione remota;
- malware;
- processo automatico;
- sincronizzazione.
«La convergenza tra account individuale, computer assegnato, sessione e intervallo temporale risulta compatibile con l’utilizzo da parte del soggetto, senza escludere il controllo da parte di terzi.»
81. Dipendente ancora in servizio
Possibili esigenze:
- contenere il rischio;
- non compromettere l’indagine;
- preservare la continuità;
- evitare accessi ulteriori;
- non anticipare accuse.
Misure possibili, se autorizzate:
- modifica controllata dei privilegi;
- revoca condivisioni;
- preservazione dei log;
- riassegnazione temporanea;
- imaging del computer;
- monitoraggio mediante strumenti già previsti e informati.
Non introdurre improvvisamente controlli occulti non previsti.
82. Cessazione e offboarding
Una procedura efficace dovrebbe comprendere:
[ ] disabilitazione account;
[ ] revoca sessioni;
[ ] revoca MFA;
[ ] revoca VPN;
[ ] rimozione token;
[ ] recupero dispositivi;
[ ] preservazione mailbox;
[ ] preservazione OneDrive;
[ ] trasferimento documenti;
[ ] revoca repository;
[ ] cambio segreti condivisi;
[ ] inventario restituzioni;
[ ] conservazione log.
82.1 Prima di cancellare
Verificare:
- esigenze probatorie;
- obblighi;
- conservazione;
- accessi;
- cloud;
- legal hold;
- autorizzazioni.
La cancellazione immediata dell’account può determinare la perdita di:
- audit;
- mailbox;
- condivisioni;
- metadati;
- proprietari dei file;
- dati di attribuzione.
83. BYOD
Quando il lavoratore utilizza un dispositivo personale:
- il perimetro aziendale e quello privato si sovrappongono;
- l’acquisizione integrale può essere sproporzionata;
- possono essere presenti dati familiari, sanitari e finanziari;
- occorre definire chiaramente cosa acquisire.
Possibili soluzioni:
- raccolta selettiva;
- container aziendale;
- MDM;
- export dell’app di lavoro;
- acquisizione alla presenza del titolare;
- filtro mediante keyword concordate;
- verbalizzazione delle esclusioni.
«L’acquisizione è stata limitata all’area aziendale e agli elementi pertinenti, escludendo i dati personali estranei al quesito.»
84. Account personali
L’azienda può disporre di evidenze sul proprio dispositivo relative all’uso di:
- Gmail;
- Dropbox personale;
- Drive personale;
- webmail;
- repository personale.
Può acquisire dal dispositivo aziendale:
- cronologia;
- log proxy;
- artefatti browser;
- file locali;
- eventi DLP.
Non può automaticamente:
- aprire la casella;
- scaricare i dati;
- usare password salvate;
- riattivare la sessione;
- accedere al cloud.
L’analisi deve fermarsi al perimetro autorizzato.
85. Legal hold e preservazione
Quando esiste un contenzioso attuale o prevedibile, l’organizzazione dovrebbe valutare con il legale la sospensione delle normali cancellazioni per i dati pertinenti.
Possibili fonti:
- mailbox;
- OneDrive;
- SharePoint;
- Teams;
- audit;
- endpoint;
- backup;
- ticket.
Il legal hold non significa conservare indiscriminatamente ogni dato.
Deve indicare:
- soggetti;
- periodo;
- fonti;
- categorie;
- custode;
- durata;
- accessi;
- revoca.
86. Minimizzazione e oscuramento
La raccolta può comprendere:
- email private;
- dati sanitari;
- conversazioni sindacali;
- dati familiari;
- password;
- documenti non pertinenti;
- informazioni di altri dipendenti.
Prevedere:
- repository completo protetto;
- dataset di lavoro;
- allegati selettivi;
- oscuramenti;
- pseudonimi;
- registro degli accessi;
- criteri di esclusione.
Non modificare l’originale.
Produrre copie derivate, indicando:
- trasformazione;
- strumento;
- data;
- operatore;
- hash della copia.
87. Caso pratico 1 — Pendrive collegata senza prova di copia
Scenario
Un’azienda romana rileva una voce USBSTOR sul computer di un commerciale dimissionario.
Risultati
- dispositivo configurato;
- nessun evento DLP;
- supporto non disponibile;
- nessun LNK verso il volume;
- nessuna Jump List;
- nessun archivio;
- nessuna anomalia cloud.
Conclusione
«Il sistema conserva tracce compatibili con la conoscenza del dispositivo USB indicato. Nei limiti delle fonti disponibili non sono stati rilevati elementi sufficienti a dimostrare la copia di file aziendali.»
88. Caso pratico 2 — File identici rinvenuti sulla pendrive
Scenario
Una società di consulenza di Roma acquisisce il laptop aziendale e una pendrive riconsegnata dal dipendente.
Risultati
- USB collegata nel periodo;
- volume associato a E:;
- archivio clienti creato;
- DLP registra scrittura;
- 320 file presenti sulla pendrive;
- hash coincidenti con la cartella aziendale.
Conclusione
«Gli elementi risultano reciprocamente coerenti con una copia dei file aziendali verso il dispositivo acquisito. L’attribuzione personale deve essere valutata considerando account, assegnazione del computer, eventuali accessi di terzi e autorizzazioni operative.»
89. Caso pratico 3 — Archivio caricato su webmail
Scenario
Un dipendente di un’azienda romana crea un file progetti.zip e accede a una webmail personale.
Risultati
- creazione ZIP in MFT e USN;
- esecuzione 7-Zip;
- accesso webmail;
- proxy registra upload;
- DLP rileva classificazione riservata;
- nessun accesso alla casella personale.
Conclusione
«La sequenza è compatibile con la preparazione e il caricamento dell’archivio verso il servizio webmail. Non è stato effettuato accesso alla casella personale e non è stato possibile verificare la permanenza o l’invio successivo del file.»
90. Caso pratico 4 — Download massivo da SharePoint
Scenario
Uno studio professionale di Roma rileva 4.800 download nei due giorni precedenti le dimissioni.
Risultati
- account individuale;
- dispositivo gestito;
- IP aziendale;
- OneDrive sync;
- eventi FileSyncDownloadedFull;
- mansioni che consentivano accesso soltanto a parte dei documenti;
- nessuna destinazione esterna accertata.
Conclusione
«L’audit documenta una sincronizzazione estesa dei file associata all’account e al dispositivo indicati. L’evento non consente da solo di stabilire se i dati siano stati successivamente trasferiti fuori dal dispositivo aziendale.»
91. Caso pratico 5 — Telefono personale collegato via MTP
Scenario
Un’azienda di Roma sospetta la copia di fotografie tecniche verso uno smartphone.
Risultati
- dispositivo portatile rilevato;
- nessuna lettera di unità;
- cartella immagini aperta;
- file recenti;
- telefono non acquisito;
- nessun DLP.
Conclusione
«Il computer registra la presenza del dispositivo portatile e attività compatibili con l’interazione mediante MTP. L’assenza del dispositivo di destinazione e di una telemetria specifica non consente di dimostrare quali file siano stati effettivamente trasferiti.»
92. Caso pratico 6 — Dropbox personale
Scenario
Un progettista romano utilizza il client Dropbox personale sul computer aziendale.
Risultati
- client installato;
- cartella sincronizzata;
- file aziendali presenti localmente;
- traffico di rete;
- nessun audit del tenant personale;
- computer acquisito.
Conclusione
«I file risultano presenti nella cartella locale sincronizzata dal client Dropbox. Tale collocazione è compatibile con la successiva sincronizzazione, ma l’assenza di accesso autorizzato al tenant personale non consente di verificare lo stato remoto.»
93. Caso pratico 7 — Stampa di un elenco clienti
Scenario
Un’azienda romana non rileva USB o upload, ma il print server mostra una stampa di 600 pagine.
Risultati
- account individuale;
- documento denominato
elenco-clienti.pdf; - stampante aziendale;
- orario serale;
- accesso fisico mediante badge;
- mansione non compatibile con la stampa massiva.
Conclusione
«Il print server documenta l’invio del documento alla stampante e il badge registra la presenza nell’area. L’effettiva raccolta materiale delle pagine e il successivo utilizzo richiedono ulteriori elementi.»
94. Caso pratico 8 — Account amministrativo condiviso
Scenario
Tre tecnici di una società romana utilizzano lo stesso account amministrativo.
Risultati
- export database;
- account condiviso;
- accesso da jump server;
- nessun PAM;
- turno sovrapposto;
- file successivamente rinvenuto su USB di uno dei tecnici.
Conclusione
«L’export risulta associato all’account amministrativo condiviso. Il rinvenimento del file sul supporto costituisce un elemento ulteriore, ma l’organizzazione delle credenziali limita l’attribuzione individuale dell’operazione originaria.»
95. Caso pratico 9 — Cancellazione dopo la copia
Scenario
Un dipendente elimina archivi e cronologia prima di restituire il laptop.
Risultati
- archivi cancellati;
- USN compatibile;
- Recycle Bin svuotato;
- tool di pulizia eseguito;
- copie presenti su pendrive;
- hash coincidenti.
Conclusione
«Le fonti documentano la precedente presenza degli archivi e la successiva cancellazione. La presenza di copie identiche sul supporto acquisito rafforza la compatibilità con un trasferimento; la finalità della cancellazione non è determinabile dal solo dato tecnico.»
96. Caso pratico 10 — Dispositivo personale e acquisizione selettiva
Scenario
Un consulente romano ha utilizzato il proprio MacBook per lavorare su documenti aziendali.
Procedura
- consenso formalizzato;
- intervallo definito;
- cartella di progetto;
- client cloud aziendale;
- hash dei file;
- esclusione di foto, email e documenti privati;
- verbalizzazione.
Conclusione
«L’acquisizione è stata limitata alle directory e alle applicazioni pertinenti all’incarico, preservando i dati personali estranei al quesito.»
97. Errori da evitare
Errore 1 — Considerare USBSTOR prova di copia
Documenta il dispositivo, non il trasferimento.
Errore 2 — Considerare SetupAPI ultimo collegamento
Può riferirsi alla prima installazione.
Errore 3 — Interpretare ogni LastWrite come inserimento
Indica la modifica della chiave.
Errore 4 — Confondere seriale hardware e volume serial
Sono identificatori differenti.
Errore 5 — Considerare la lettera stabile
Può cambiare tra sessioni.
Errore 6 — Non acquisire il supporto
Si perde la verifica della destinazione.
Errore 7 — Collegare il supporto senza write blocker
Si modificano metadati.
Errore 8 — Analizzare direttamente gli originali
Si altera la catena di custodia.
Errore 9 — Aprire i file contestati sul computer
Si modificano recenti e timestamp.
Errore 10 — Non acquisire l’ora e il fuso
La timeline può risultare errata.
Errore 11 — Confondere accesso e copia
Sono operazioni differenti.
Errore 12 — Confondere copia e divulgazione
La presenza locale non dimostra l’invio.
Errore 13 — Confondere account e persona
Le credenziali possono essere condivise.
Errore 14 — Ignorare accessi amministrativi
Un tecnico può utilizzare il computer.
Errore 15 — Ignorare MTP
Il telefono può non apparire come USBSTOR.
Errore 16 — Non acquisire MountPoints2
Si perde la correlazione col profilo.
Errore 17 — Non acquisire MFT e USN
Si perde la sequenza del file system.
Errore 18 — Ignorare LNK e Jump List
Possono collegare file e volume.
Errore 19 — Considerare ShellBags prova di copia
Documentano soprattutto navigazione.
Errore 20 — Considerare Prefetch prova del file trasferito
Documenta l’esecuzione del programma.
Errore 21 — Non cercare archivi
La sottrazione può essere preceduta da staging.
Errore 22 — Limitarsi alla pendrive
Il canale può essere cloud o email.
Errore 23 — Ignorare la webmail
Può essere usata dal browser.
Errore 24 — Accedere alla webmail personale
Può essere non autorizzato.
Errore 25 — Ignorare i client cloud
La sincronizzazione può essere automatica.
Errore 26 — Considerare ogni download illecito
Può essere compatibile con la mansione.
Errore 27 — Non acquisire policy e ticket
Manca il contesto autorizzativo.
Errore 28 — Non verificare le misure di segretezza
È essenziale per la valutazione dei dati riservati.
Errore 29 — Raccogliere tutti i dati del dipendente
Viola la minimizzazione.
Errore 30 — Ignorare BYOD e dati personali
Si amplia impropriamente il perimetro.
Errore 31 — Cancellare l’account troppo presto
Si perdono audit e proprietà.
Errore 32 — Non preservare la mailbox
I dati possono scadere o essere eliminati.
Errore 33 — Non verificare la retention cloud
Gli eventi possono diventare indisponibili.
Errore 34 — Non registrare la query amministrativa
L’output non è riproducibile.
Errore 35 — Considerare un DLP infallibile
Dipende da policy e classificazione.
Errore 36 — Confondere un evento bloccato con una copia riuscita
L’azione potrebbe non essere stata completata.
Errore 37 — Considerare l’assenza di DLP come assenza di copia
La policy potrebbe non coprire il canale.
Errore 38 — Non considerare stampa e fotografia
La sottrazione può essere non digitale.
Errore 39 — Ignorare il software remoto
Può trasferire file o clipboard.
Errore 40 — Non analizzare repository e database
La fuoriuscita può avvenire mediante export.
Errore 41 — Usare un solo timestamp
Occorre correlare più fonti.
Errore 42 — Considerare hash diverso come file estraneo
Può essere una versione derivata.
Errore 43 — Considerare hash uguale prova dell’autore
Dimostra identità del contenuto.
Errore 44 — Formulare intenzioni dal solo dato
L’intenzione non è registrata dal file system.
Errore 45 — Accusare il soggetto nella relazione
Il tecnico deve descrivere fatti e limiti.
Errore 46 — Non documentare lacune e sovrascritture
Si presenta una ricostruzione ingannevolmente completa.
98. Procedura operativa completa
Fase 1 — Autorizzazione
[ ] incarico;
[ ] legale;
[ ] HR;
[ ] DPO;
[ ] quesito;
[ ] soggetti;
[ ] periodo;
[ ] fonti;
[ ] limiti.
Fase 2 — Rischio attivo
[ ] account ancora attivo;
[ ] sessioni;
[ ] condivisioni;
[ ] cloud;
[ ] VPN;
[ ] repository;
[ ] supporti;
[ ] dati riservati.
Fase 3 — Preservazione
[ ] computer;
[ ] mailbox;
[ ] OneDrive;
[ ] SharePoint;
[ ] Drive;
[ ] Dropbox;
[ ] EDR;
[ ] DLP;
[ ] log;
[ ] USB.
Fase 4 — Inventario
[ ] asset;
[ ] seriali;
[ ] account;
[ ] smartphone;
[ ] token;
[ ] dispositivi personali;
[ ] badge;
[ ] mansioni.
Fase 5 — Acquisizione endpoint
[ ] immagine;
[ ] RAM;
[ ] registry;
[ ] EVTX;
[ ] MFT;
[ ] USN;
[ ] LNK;
[ ] Jump List;
[ ] browser;
[ ] cloud client.
Fase 6 — Acquisizione supporti
[ ] fotografia;
[ ] write blocker;
[ ] immagine;
[ ] partizioni;
[ ] file system;
[ ] file cancellati;
[ ] hash.
Fase 7 — USB correlation
[ ] Enum;
[ ] USBSTOR;
[ ] SetupAPI;
[ ] MountedDevices;
[ ] MountPoints2;
[ ] PnP;
[ ] Security;
[ ] DLP;
[ ] EDR.
Fase 8 — File activity
[ ] MFT;
[ ] USN;
[ ] LogFile;
[ ] LNK;
[ ] Jump List;
[ ] MRU;
[ ] archive;
[ ] delete.
Fase 9 — Canali esterni
[ ] email;
[ ] webmail;
[ ] cloud;
[ ] messaggistica;
[ ] repository;
[ ] remote access;
[ ] stampa;
[ ] telefono.
Fase 10 — Confronto
[ ] hash;
[ ] dimensione;
[ ] nome;
[ ] metadati;
[ ] contenuto;
[ ] versione;
[ ] struttura.
Fase 11 — Timeline
[ ] valori originali;
[ ] UTC;
[ ] fonte;
[ ] attendibilità;
[ ] deduzione;
[ ] lacune.
Fase 12 — Attribuzione
[ ] account;
[ ] sessione;
[ ] dispositivo;
[ ] MFA;
[ ] presenza;
[ ] mansioni;
[ ] accessi di terzi;
[ ] alternative.
Fase 13 — Relazione
[ ] materiale;
[ ] metodo;
[ ] risultati;
[ ] timeline;
[ ] matrice;
[ ] attribuzione;
[ ] limiti;
[ ] conclusioni;
[ ] allegati;
[ ] hash.
99. Checklist finale
Perimetro
[ ] incarico formalizzato;
[ ] quesito definito;
[ ] legale coinvolto;
[ ] HR coinvolte;
[ ] DPO coinvolto;
[ ] periodo definito;
[ ] fonti autorizzate.
Computer
[ ] fotografia;
[ ] seriale;
[ ] stato;
[ ] immagine;
[ ] hash;
[ ] registro;
[ ] EVTX;
[ ] MFT;
[ ] USN.
USB
[ ] dispositivo identificato;
[ ] seriale;
[ ] volume;
[ ] lettera;
[ ] mount;
[ ] write blocker;
[ ] immagine;
[ ] file cancellati;
[ ] hash.
Artefatti utente
[ ] LNK;
[ ] Jump List;
[ ] ShellBags;
[ ] RecentDocs;
[ ] Prefetch;
[ ] Amcache;
[ ] SRUM;
[ ] browser.
Canali esterni
[ ] email;
[ ] webmail;
[ ] OneDrive;
[ ] SharePoint;
[ ] Google Drive;
[ ] Dropbox;
[ ] messaggistica;
[ ] repository;
[ ] stampa.
Interpretazione
[ ] presenza distinta da copia;
[ ] copia distinta da divulgazione;
[ ] account distinto da persona;
[ ] attività distinta da autorizzazione;
[ ] hash interpretato correttamente;
[ ] alternative considerate;
[ ] lacune indicate.
100. Output minimo dell’accertamento
1. incarico;
2. verbale di consegna;
3. registro reperti;
4. inventario asset;
5. policy e informative;
6. immagine forense del computer;
7. immagine del supporto USB;
8. hash degli originali;
9. hive di registro;
10. SetupAPI.dev.log;
11. Event Log;
12. output USBSTOR;
13. output MountedDevices;
14. output MountPoints2;
15. output PnP;
16. output Security 4663;
17. audit Defender;
18. audit DLP;
19. MFT;
20. USN Journal;
21. LogFile;
22. LNK;
23. Jump List;
24. ShellBags;
25. MRU;
26. Prefetch;
27. Amcache;
28. SRUM;
29. browser;
30. archivi;
31. mailbox;
32. audit cloud;
33. OneDrive/SharePoint;
34. Google Drive;
35. Dropbox;
36. proxy e firewall;
37. repository;
38. confronti hash;
39. tabella dei file;
40. timeline;
41. matrice delle evidenze;
42. matrice delle autorizzazioni;
43. tabella delle lacune;
44. relazione tecnica;
45. allegati;
46. hash degli output.
101. Struttura della relazione tecnica
101.1 Incarico
- committente;
- quesito;
- autorizzazione;
- soggetti;
- periodo;
- limiti.
101.2 Contesto
- azienda;
- mansioni;
- strumenti;
- sistemi;
- policy;
- dati interessati.
101.3 Materiale
- computer;
- supporti;
- account;
- mailbox;
- log;
- cloud;
- hash.
101.4 Metodo
- acquisizione;
- strumenti;
- versioni;
- comandi;
- correlazione;
- minimizzazione.
101.5 Risultati USB
- dispositivo;
- volume;
- lettera;
- profilo;
- date;
- file;
- audit.
101.6 Risultati file system
- MFT;
- USN;
- LNK;
- Jump List;
- archivi;
- cancellazioni.
101.7 Risultati cloud ed email
- download;
- upload;
- condivisioni;
- allegati;
- destinatari;
- sessioni.
101.8 Timeline
- eventi;
- fonti;
- UTC;
- attendibilità;
- deduzioni;
- gap.
101.9 Attribuzione
- account;
- dispositivo;
- sessione;
- presenza;
- accessi di terzi;
- alternative.
101.10 Limiti
- log assenti;
- supporto non acquisito;
- account personale;
- retention;
- dispositivo riutilizzato;
- credenziali condivise.
101.11 Conclusioni
Risposte tecniche proporzionate al quesito.
102. Modelli di frasi tecniche
102.1 Presenza del dispositivo
«Il sistema conserva tracce compatibili con la rilevazione e configurazione del dispositivo USB indicato.»
102.2 Limite USBSTOR
«La presenza della voce USBSTOR non dimostra autonomamente che siano stati copiati file.»
102.3 SetupAPI
«Il log documenta l’installazione o configurazione del dispositivo e non necessariamente ogni successivo collegamento.»
102.4 Mount point
«Il volume risulta associato alla lettera indicata nel contesto temporale ricostruito.»
102.5 Profilo utente
«Il profilo conserva riferimenti al volume; tale elemento è compatibile con un’interazione mediante Explorer.»
102.6 Accesso al file
«Gli artefatti risultano compatibili con la selezione o apertura del file, senza dimostrare da soli una copia.»
102.7 Copia compatibile
«La convergenza tra file system, audit e destinazione risulta compatibile con una copia verso il supporto.»
102.8 Hash coincidente
«Le impronte SHA-256 coincidono; i file risultano identici a livello binario.»
102.9 Hash differente
«Le impronte differiscono; il confronto strutturale evidenzia comunque elementi compatibili con una derivazione.»
102.10 Audit DLP
«La piattaforma registra un’operazione governata dalla policy indicata. Il significato deve essere valutato rispetto all’esito e alla configurazione.»
102.11 Download cloud
«L’audit documenta un download associato all’account e alla sessione indicati.»
102.12 Sincronizzazione
«L’evento risulta prodotto dal client di sincronizzazione e non coincide necessariamente con un download manuale del singolo file.»
102.13 Webmail
«Sono stati rilevati artefatti compatibili con l’utilizzo della webmail; non è stato effettuato accesso alla casella personale.»
102.14 MTP
«Il dispositivo portatile è stato rilevato mediante MTP; l’assenza di una lettera di unità non esclude il trasferimento di file.»
102.15 Stampa
«Il sistema di stampa registra l’invio del documento, ma non consente di stabilire chi abbia materialmente ritirato le pagine.»
102.16 Account condiviso
«La condivisione delle credenziali limita l’attribuzione dell’attività a uno specifico operatore.»
102.17 Attività autorizzata
«La qualificazione dell’attività rispetto alle mansioni e alle autorizzazioni compete all’organizzazione e al legale.»
102.18 Informazione riservata
«Il documento era sottoposto alle misure tecniche e organizzative descritte; la qualificazione giuridica come segreto commerciale esula dall’analisi informatica.»
102.19 Pulizia
«Le attività di cancellazione sono compatibili con la riduzione delle tracce, senza consentire di determinarne autonomamente la finalità.»
102.20 Assenza del supporto
«La mancata disponibilità del dispositivo di destinazione impedisce di verificare direttamente l’effettiva presenza dei file.»
102.21 Assenza di log
«L’assenza dell’evento nei log disponibili non dimostra necessariamente che l’operazione non sia avvenuta.»
102.22 Attribuzione
«Gli elementi risultano associati all’account e al computer indicati; l’attribuzione personale richiede la correlazione con ulteriori fonti.»
102.23 Conclusione prudente
«Nei limiti del materiale disponibile, la sequenza risulta compatibile con la ricostruzione indicata, senza escludere le ipotesi alternative descritte.»
103. Immagini e figure suggerite
Descrizione: dispositivo, mount, file, copia, diffusione e attribuzione.
Alt: Livelli tecnici per dimostrare una sottrazione di dati.
Descrizione: USBSTOR, SetupAPI, MountedDevices, MountPoints2 ed Event Log.
Alt: Principali artefatti USB di Windows.
Descrizione: VID, PID, seriale, GUID, volume e lettera.
Alt: Differenza tra identificatori di una pendrive.
Descrizione: USB, volume E, profilo e file.
Alt: Correlazione forense tra pendrive e utente Windows.
Descrizione: LNK, audit, USN e destinazione.
Alt: Differenza tra apertura di un file e copia su USB.
Descrizione: mount, archivio, scrittura, cancellazione e rimozione.
Alt: Timeline forense di una copia di file su pendrive.
Descrizione: creazione, estensione, rinomina e cancellazione.
Alt: Ricostruzione delle modifiche NTFS.
Descrizione: applicazione, file, volume e percorso.
Alt: Artefatti utente collegati a file su supporto rimovibile.
Descrizione: USB, email, cloud, stampa, repository e smartphone.
Alt: Canali possibili di sottrazione di dati aziendali.
Descrizione: SharePoint, OneDrive, Google Drive e Dropbox.
Alt: Fonti cloud per ricostruire download e condivisioni.
Descrizione: account, dispositivo, MFA, badge e mansione.
Alt: Elementi necessari per attribuire un’attività digitale.
Descrizione: area aziendale e area personale separate.
Alt: Acquisizione proporzionata di un dispositivo personale.
Descrizione: segretezza, valore economico e misure di protezione.
Alt: Elementi tecnici per la tutela delle informazioni riservate.
Descrizione: account, sessioni, dispositivi, cloud e conservazione.
Alt: Procedura informatica di uscita di un dipendente.
Descrizione: quesito, fonte, risultato e limite.
Alt: Valutazione tecnica delle prove di sottrazione dati.
104. Riferimenti tecnici e normativi esterni
- Codice civile, articolo 2105 — Obbligo di fedeltà del prestatore di lavoro
- Legge n. 300/1970, articolo 4 — Impianti audiovisivi e altri strumenti di controllo
- Garante privacy — Metadati della posta elettronica nel contesto lavorativo, 6 giugno 2024
- Garante privacy — Linee guida per posta elettronica e Internet nel rapporto di lavoro
- Garante privacy — Provvedimento del 12 marzo 2026 su logging, retention e controlli nel lavoro
- Regolamento UE 2016/679 — Principi, minimizzazione e sicurezza del trattamento
- Codice della proprietà industriale — Informazioni aziendali riservate e segreti commerciali
- Decreto legislativo n. 63/2018 — Protezione del know-how riservato e dei segreti commerciali
- Microsoft — SetupAPI Device Installation Log
- Microsoft — Audit Removable Storage
- Microsoft — Defender Device Control ed eventi USB
- Microsoft — Endpoint DLP e attività sui dispositivi
- Microsoft — Registro Plug and Play e MountedDevices
- Microsoft — NTFS USN Change Journal
- Microsoft — Purview Audit e operazioni sui file
- Google Workspace — Drive audit events
- Dropbox — Team activity, accessi e condivisioni
- Eric Zimmerman Tools — LECmd, JLECmd, MFTECmd e RECmd
- KAPE — Targets e Modules per raccolta e processamento degli artefatti
- Apple — System Information e Unified Logging
105. Collegamenti interni consigliati
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106. Pagine servizio consigliate
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analisi forense di una pendrive USB
verifica della copia di file aziendali
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verifica di upload verso cloud personale
analisi di email e allegati aziendali
indagine informatica su un ex dipendente
acquisizione forense del computer aziendale
consulente informatico forense per imprese a Roma
107. Box commerciale finale
Sospetti una sottrazione di dati aziendali a Roma?
Lo Studio Quaranta Digital Forensics può supportare aziende, professionisti, studi legali, responsabili IT, HR e DPO nelle attività di:
[ ] acquisizione forense di computer aziendali;
[ ] analisi di pendrive e dischi USB;
[ ] ricostruzione dei dispositivi collegati;
[ ] analisi di USBSTOR, SetupAPI e MountedDevices;
[ ] verifica di file copiati;
[ ] confronto mediante hash;
[ ] analisi di archivi ZIP, 7z e RAR;
[ ] ricostruzione di cancellazioni;
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Evita di aprire i file contestati, riutilizzare il computer, collegare la pendrive o cancellare l’account prima di una valutazione tecnica.
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Richiedi una valutazione preliminare
Descrivi i dispositivi, gli account, il periodo e i dati coinvolti. Evita di riutilizzare il computer, collegare il supporto USB o cancellare account e log prima della valutazione tecnica.
108. Conclusione del capitolo
Un’indagine aziendale sulla sottrazione di dati non può ridursi alla ricerca di una voce USBSTOR.
La ricostruzione corretta deve collegare:
dispositivo
→ volume
→ profilo
→ file
→ operazione
→ destinazione
→ account
→ persona
→ contesto autorizzativo
Ogni passaggio ha un significato differente.
La presenza di una pendrive non dimostra la copia.
La presenza di un file sulla pendrive costituisce un dato più forte, ma non identifica automaticamente l’autore.
L’account collega l’attività a un’identità digitale, non necessariamente a una persona fisica.
La policy e le mansioni contribuiscono a stabilire se l’operazione fosse prevista, ma la relativa valutazione compete all’azienda e al legale.
La sottrazione di dati si ricostruisce mediante la convergenza tra supporti, file system, log, account, cloud e contesto organizzativo; nessun artefatto isolato dovrebbe essere trasformato in una conclusione personale o giuridica.
Una relazione tecnicamente corretta deve indicare:
- quali dispositivi sono stati acquisiti;
- quali fonti sono state analizzate;
- quali file risultano identici;
- quali attività sono osservabili;
- quali passaggi sono dedotti;
- quali autorizzazioni erano presenti;
- quali dati non erano disponibili;
- quali ipotesi alternative restano possibili.
La proporzionalità è essenziale anche quando il sospetto è grave.
L’indagine deve proteggere:
- integrità della prova;
- riservatezza aziendale;
- dati personali;
- diritti del lavoratore;
- affidabilità della conclusione.
109. Anticipazione del capitolo successivo
Capitolo 23 — Cloud forensics: Google, Microsoft, Dropbox e backup
Il prossimo capitolo tratterà:
- definizione del perimetro cloud;
- account personali e aziendali;
- tenant e organizzazioni;
- Microsoft Entra ID;
- Microsoft 365;
- Exchange Online;
- OneDrive;
- SharePoint;
- Teams;
- Google Workspace;
- Gmail;
- Google Drive;
- Dropbox;
- iCloud;
- log di accesso;
- audit amministrativi;
- download;
- upload;
- condivisioni;
- eliminazioni;
- version history;
- account compromessi;
- OAuth;
- token;
- esportazioni;
- legal hold;
- eDiscovery;
- retention;
- backup cloud;
- snapshot;
- acquisizione mediante API;
- hash e catena di custodia;
- correlazione con endpoint e rete;
- timeline;
- limiti dell’attribuzione personale;
- relazione tecnica forense.
Continua con il Capitolo 23 — Cloud forensics: Google, Microsoft, Dropbox e backup →
